mercoledì 21 luglio 2021

La complessità splendente





                                                                    

In materia di dialogo, recentemente ho sottolineato quanto ve ne sia il bisogno e quanto invece esso venga a mancare soprattutto in contenitori chiusi e dualisti, deputati allo scontro, dei quali Facebook è un rappresentante senza pari.

Ricordavo allora anche uno degli insegnamenti principali ricevuti da Sotigui Kouyaté che mi ripeteva insistentemente quanto il discutere “per aver ragione” non abbia nessun senso.

“Bene, anche se alla fine avrò avuto ragione, cosa me ne farò della mia ragione?”. 

Discutere, secondo lui, aveva un senso solo se ci portava a conoscere meglio l’altro, a comprenderlo.


Queste parole così semplici difficilmente sembrano risuonare in coloro che “non sanno di non sapere”, in coloro che parlano in nome della Verità, nei giustizialisti che sparano a vista sul diverso, sull’eretico, su colui che individuano come il nemico.

Sono però parole facilmente condivisibili da un numero consistente di persone che, per cultura o sensibilità personale, per solidarismo etico o religioso, per capacità di empatia, tendono a preferire l’inclusione del diverso piuttosto che la sua esclusione, a cercare il dialogo piuttosto che lo scontro, a non sentirsi cellule autosufficienti ma parte di un organismo pulsante che per vivere si coordina, si armonizza, respira insieme.


Capacità di ascoltare e di ascoltarsi, apertura intellettuale e sensibile, intelligenza olistica... Ci troviamo in un terreno condivisibile e auspicabile, non è vero? Questo consenso però rimane tale se circoscriviamo l’ambito del dialogo possibile ad un dialogo tra intelligenze umane, mediante logiche e linguaggi “comprensibili”.


La questione si fa più complessa, e il consenso comincia a traballare, se affermiamo che sia possibile un dialogo autentico con un bebè che non parla, con un albero, con il mare o con la natura “tout court”. Dialogando con la natura nelle sue parti visibili e a volte invisibili, ci addentriamo nel misterioso, nel non quantificabile, nel non dimostrabile. Eppure questo dialogo non solo può avvenire ma può avere anche effetti ben concreti. È in questo terreno aperto, nel quale la ragione perde la sua supremazia mentre la sensibilità diventa il linguaggio per eccellenza, che possono nascere poesia, arte, spiritualità e consapevolezza di un ego limitato di fronte ad un Sè che lo trascende.   


Insomma, a parte gli ottusi, siamo tutti d’accordo sull’importanza del dialogo e dell’incontro piuttosto dello scontro: lo cerchiamo e raggiungiamo nei nostri quotidiani quando si tratta di incontrarsi con chi parla la nostra “lingua”, facciamo un po’ più di fatica con chi ne parla “una” diversa o non parla affatto, ma ci sembra un discorso proprio assurdo quello di intavolare un dialogo “amoroso” con parti di noi che vediamo come nemiche e pericolose (ci hanno insegnato a considerarle così).


Tiziano Terzani, alla fine di un bel percorso di vita si è detto e ha detto a noi: “Perché dovrei combattere il cancro? Siamo cresciuti insieme!”. Queste parole si sposano molto bene con la mia filosofia.


Per questo mi piace poter dire che i virus non sono miei nemici (ancor meno uno solo di loro), osservare che i batteri sono l’espressione dei miliardi di forme che la vita prende in me e comprendere che le malattie sono il costante e infinito lavoro di riequilibrio del mio terreno vivente: perché combatterli? Il vivente, noi stessi, siamo un terreno di una complessità splendente, insondabile, non misurabile, non comprensibile.


Questa coscienza che si è fatta strada in me, pian piano e negli anni, ha sviluppato il desiderio di dialogo tra me e questo terreno pulsante popolato da infinite creature (dialogo tra il me della mia piccola mente e il me della mia infinita natura). Un dialogo che non porta a spiegazioni razionali ma che conferisce densità, pienezza e nobiltà alla mia vita. Un dialogo che scioglie le paure, in primis quella di morire.  









lunedì 24 maggio 2021

Accesso libero

 


Ad Akeleinaa Dojo e nel Closlieu Tracce Naturali, nei luoghi di pratica che ho creato, 
non ci sarà mai bisogno di un green pass per entrare, partecipare alle attività, incontrarsi.

Perché apprezziamo la privacy, perché rispettiamo profondamente tutte le scelte individuali in materia di salute, perché troviamo detestabile l’inarrestabile ascesa di una cultura del controllo sociale.

Non siamo un luogo pubblico ma saremo aperti e accoglienti verso tutte le persone libere, consapevoli e desiderose di incontrarci. Questa è sempre stata e rimarrà la nostra filosofia, anche se dovremo batterci per difenderla.

Verrete a conoscerci senza doverne render conto a nessuno e senza dipendere da alcun lasciapassare di sapore dittatoriale.

giovedì 22 aprile 2021

Il mio pass si chiama Ki-ai




Il mio pass si chiama Ki ai.

Metto tutto il ki nel ventre e lo comprimo.
Lascio che la pressione accumulata proietti il mio ki lontano con il suono E-iii.

Lanciare il ki in avanti e visualizzare la direzione in cui si muove, seguire dove ci porta, arrivare, ripartire, scorrere insieme a lui: questo dovrebbe essere il nostro solo lasciapassare, l’unico che funzioni davvero, l’unico che personalmente accetto.

In una società in cui il controllo è divenuto asfissiante siamo finalmente giunti al previsto green pass e tra breve - non stupiamoci! - avremo le black list esattamente come in Cina.
Detesto questi codici digitali di merda in cui ci vogliono rinchiudere.

Il mio mantra QR diventerà “Quality Resistant”.

Così come ho agito contro i divieti che impedivano lo spostamento dei miei fratelli africani, gli extra-com, dal loro paese al nostro e le assurde regolamentazioni che impediscono la libera circolazione di persone su questa terra di tutti, così mi batterò sempre contro ogni TSO e la loro relativa certificazione che dovrebbe stabilire se siamo liberi di vivere la nostra vita nel modo che ci scegliamo.

I miei strumenti di lotta sono pacifici ma risoluti. Non sono improvvisati, li ho costruiti nel tempo, sono nati e si sono formati dentro di me. Sono strumenti che mi consentono di fare affidamento all’uomo intero che si trova nel mio hara e al suo legame indissolubile con le forze della vita originale: forze nutrici, rigeneratrici, liberatrici e trasformatrici.

Sapete, sono quarant’anni che non faccio uso di farmaci: non comincerò certo ora perché qualcuno ritiene di potermelo imporre.

Non ne ha bisogno il mio organismo che è andato avanti benissimo senza di essi per tutto questo tempo: in esso ripongo la mia piena fiducia.

Non ne ha bisogno il mio equilibrio, quello che mi sono costruito in una vita - perché mai dovrebbe essere migliore o peggiore del tuo? - : io rispetto questo equilibrio, ti chiedo di fare lo stesso. Anch’io rispetterò il tuo.

Non ne ha bisogno il mio paesaggio interiore, quello nel quale perfino io cerco di accedere con delicatezza e senza il desiderio né la presunzione di sapere tutto, controllare tutto, razionalizzare tutto.

Voglio poter continuare a sentire spontaneamente la Vita che sta dentro di me.
Una Vita molto più grande del mio piccolo io. Una Vita assai più potente.

Per entrarvi - nel mondo del dentro dove scorre la Vita - non mi servirà mai un pass. I sentieri che lo attraversano sono molteplici, molti li ho già “camminati” e tanti altri rimangono ancora da esplorare nel tempo che mi resta.

Per questo se anche potrete impedirmi di spostarmi “fuori”, ammesso che ci riusciate, non riuscirete mai a imporre dogane, barriere e confini nel mio mondo di “dentro”. Quella libertà incondizionata, che solo io posso ostacolare, se la ride delle vostre prigioni.

Intuisco però che è meglio rimaner svegli e tener viva l’attenzione.
Non acconsentirò quindi che mettiate mano al mio corpo, nemmeno “per il mio bene”. 


mercoledì 21 aprile 2021

Quiete sacra

 


Quiete sacra

Corpi distesi e nudi
si stirano e sbadigliano di piacere quieti.
Soddisfatta la promettente attesa, placata
quella sete e ogni domanda. Più non c’è da chiedere
e di ciò che sai ti accontenti allegro.
Sai di questo letto con le sue coltri avvolgenti
e di quel corpo di donna che ti respira accanto.
Ciondola un suo braccio abbandonato, segrete le dita leggere accarezzano
i morbidi peli di un tappeto rosso. Avanti, indietro e poi ancora avanti,
tracciano il dolce percorso della vita, cantano il suo lento ritmo.
Laggiù in fondo, libero un piede gioca con il vuoto, si lascia cadere, risale, oscilla.
Vola nello spazio infinito che lo separa dalla terra, già si prepara
con rinnovato slancio a calcarla, vuol correre.
Naviga anche la mia mano in questi bianchi tessuti, incontra uno ad uno i suoi sciolti capelli sparsi.
Essi fluttuano bruni, lasciandosi trasportare
dalle onde di un desiderio così intimo e sincero, così commovente...
Ogni tanto si spezza per un attimo questo denso silenzio,
gorgogliano le pance, respirano anch’esse, e cantano la loro musica.
Le sfiora l’aria fresca di questa notte, le fa rotonde e lisce,
colline e avvallamenti, miniere d’oro.
Poi il vento carezza le palpebre, spargendo miele sulla fronte:
scende ora dalle montagne quella bruma oscura che a sé ci invita.
Tra le sue braccia ci lasciamo accogliere, lieti
e già riluce tenue il mattino che ci aspetta.

Milano, 18 gennaio 2006

domenica 18 aprile 2021

Fiumi d'acqua


Fiumi d’acqua

Lacrime fatevi strada
ogni volta che scorrete
inattese il mio piccolo essere
diventa grande e ve ne è grato. Invece
di farmi marcire nella tristezza voi bagnate
il mio cervello inconsolabile e stupido
lavando via quei sogni irrealizzabili frutto di
un’immaginazione infinita, seme di
un’esistenza improponibile. Se lei
le bevesse quelle lacrime, almeno una,
mentre io dormo innocente... Se lei
con esse si dissetasse senza pensarci su, se
pazza bevesse a grandi sorsi, incosciente, lei
diverrebbe la mia amante, le nostre bocche
sarebbero il ponte di un fiume che ci attraversa e senza argini
rinfresca tutto ciò che è secco, inonda i nostri cuori,
li annega, li ubriaca, li fa urlare. Acque scroscianti, scendete a cascata
sul suo corpo, seguite le dolci curve dei suoi seni e gocciolate tintinnanti
dai suoi capezzoli alla mia lingua che gioca e solletica, sguazza, impazza.
Occhi bagnati, lucidi d’umidità, vedono, intravedono sorrisi raggianti e piaceri instancabili, istantanee di felicità scolpite per sempre in questa memoria.
Torrente impetuoso di liquidi, li attraversi questi occhi, li schiaffeggi di colori,
li apri e li chiudi come onde che vanno e vengono. Pianto di gioia, brivido
come una scossa di corrente su e giù per il corpo intero, nel mio sesso eretto
e nella sua linea aperta e profumata che lo chiama, lo invoca, lo invita. E canta
il piacere che nessuna parola può dire. Poi, nell’unione di un’inseparabile intesa, le acque di dentro si incontrano con le acque di fuori, tripudio di vita,
baccano infernale purezza paradisiaca. Spruzzi e piscine interiori,
profonde e limpide pozze che invitano i temerari
e rimarranno sconosciute a chi non osa.


Milano 17 agosto 2005 

 

venerdì 16 aprile 2021

Con il sorriso di chi vive


Ad inizio giugno, tre giorni aperti ci vedranno insieme nello splendido paesaggio boschivo sopra il lago d’Orta. 

Per me come per altri, essi sono già fin d’ora simbolo di ripresa, di speranza e di resistenza.

Per dire con chiarezza “non voglio abituarmi” né accettare passivamente una visione distorta del mondo in cui il contatto, gli abbracci e i visi scoperti sembrano non aver più diritto di esistere in una nuova, detestabile, visione di normalità.

La normalità in cui credo è altra, molto più semplice, naturale, spontanea.
Mi batterò sempre, pacificamente ma senza esitazioni, affinché la naturalezza dell’umano possa esprimersi e sia rispettata.
In questo lungo periodo di oppressione, dentro di me non ho mai chiuso le porte, nemmeno per un istante. Ora però è il momento di riaprirle ufficialmente con coraggio e forza.
È ora di riprendere il cammino, auspicabilmente uniti e con il sorriso di chi vive.



 

domenica 11 aprile 2021

Closlieu, il respiro della preparazione

Prima che il closlieu si riempia di presenze, prima che le voci e i movimenti di chi viene per dipingere lo animino, prima che la vita collettiva si esprima allegramente, prima di tutto questo... ci sono i lunghi momenti di preparazione silenziosa. Momenti senza tempo che sento preziosi.