sabato 18 gennaio 2014

Incontro con Itsuo Tsuda



Mi trovo in un luogo dove c'è uno stage d'estate.
Un luogo a me sconosciuto, con grandi sale e spazi, all'aperto e al chiuso.
Devo attraversare una grande porta che da su una sala molto ampia.
La porta si trova in alto e per scendere in basso ci sono grandi gradini di pietra un po' moderni.
Itsuo Tsuda è silenzioso, in piedi vicino alla porta e guarda giù.
È molto alto e imponente e per entrare devo passare sotto il suo braccio.
Mi piego e passo dicendo "pardon". Scendo tra gli altri.
Poi scende giù anche Tsuda.
Nella sala ci sono un po' un po' di persone che si muovono.
L'atmosfera è rilassata.
Lo guardo..
E' molto elegante, giacca e pantaloni grigio chiaro, camicia bianca.
Si muove con disinvoltura, si toglie la giacca e la appoggia sui tatami.
È piuttosto giovane, avrà sessant'anni.
Io mi dico: “Finalmente lo vedo mentre si muove”.
Una parte nuova di lui mi si svela.
Presenta lo stage guardando un grande schermo in cui qualcosa è proiettato.
Io non vedo lo schermo perché lui, che si trova tra me e lo schermo, mi copre la vista.
Tsuda dice:
" La calligrafia di quest'anno è 'Nana... qualcosa'."
 Nana
in giapponese vuol dire sette. Io mi chiedo: “Sette... cosa?”

Sono seduto. Anche lui si siede di fronte a me.
Mi si avvicina e - si esprime in italiano? - mi dice: "Ti parlo perché hai gli occhi brillanti".
Poi mi chiede: "Da quanti anni pratichi?"
Ci fissiamo negli occhi con tale intensità che io sono sopraffatto dall'emozione e gli faccio segno che mi è impossibile parlare e rispondergli.
Allora ci prendiamo per mano e ce le stringiamo per lungo tempo.
Poi Tsuda è in piedi attorniato da donne.
Parla con Isabella, un'italiana con i riccioli biondi (praticavo con lei a Treviso ai tempi della mia università).
Isabella avrà venti anni e ride.
Allora capisco che siamo in un'epoca lontana e mi guardo in giro divertito alla ricerca di praticanti che conosco oggi per vedere come erano 30 o 40 anni fa. Ma il sogno va avanti e non faccio in tempo a riconoscere nessuno.
Ora Tsuda, io e qualche altra persona siamo tutti con le teste appoggiate sulle spalle e sul corpo degli altri.
Siamo davvero vicini e ci muoviamo in modo molto fusionale, non è movimento rigeneratore ma c'è il feeling del movimento.
E' un piacevole contatto di corpi, della parte alta dei nostri corpi.
Un uomo dice: "Monsieur Tsuda est avalier". Non so assolutamente cosa voglia dire avalier...
Nella scena successiva stiamo tutti andando via.
Io attendo Tsuda e cammino un poco insieme a lui.
Mi schiarisco la gola e finalmente posso parlargli perché l'emozione di prima non c'è più.
In francese gli dico:
" Monsieur Tsuda, vous comprenez, j'ai commencé à pratiquer en 1982, l'année où vous êtes tombé malade et ensuite mort..."
Lui mi guarda come stupito, come se non comprendesse..
"Donc cela fait plus de trent'ans que je pratique.. mais vous voyez.. nous sommes maintenant en... 2014..!"
Mia sorella Camilla mi lancia uno sguardo d'intesa e mi dice di non complicarmi la vita spiegando cose impossibili da capire.
Tsuda non risponde, è piuttosto allegro e sorridente.
Mentre parlo mi accorgo che sono attaccato a lui nella parte inferiore del corpo, nella zona pelvica anteriore.
Lasciando cadere un po' la testa all'indietro e attaccati nel centro del corpo giriamo in tondo più volte come fanno i bambini mentre giocano...

Milano, sogno nella notte tra 11 e 12 gennaio 2014

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